CAMPAGNA ADOZIONI - CANILI



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Adottare un cane da un canile è un atto di grande civiltà

La campagna in favore delle adozioni dei cani rinchiusi nei canili, iniziata il 18 marzo 2006 con la “Prima giornata dell’adozione” è continuata incessantemente sino ad oggi. Lo scopo non è solo quello di dare la possibilità di iniziare una nuova vita a questi poveri animali, vittime dell’egoismo e dell’inciviltà, ma anche quello di far conoscere la triste realtà dei canili.
I comuni, infatti, per far fronte al problema del randagismo, invece di dotarsi di strutture pubbliche aperte ai volontari, preferiscono appaltare ai privati la gestione degli animali, pagando un contributo giornaliero che può arrivare sino a sette euro a cane. Un giro d’affari enorme. Se si pensa che talvolta i privati convenzionati sono allo stesso tempo allevatori di varie razze canine. Sorgono, così, strutture disposte ad accogliere quanti più cani possibili, dove l’orario d’apertura al pubblico è ridotto e le adozioni vengono rese difficili.
Accade allora che, mentre gli “animalisti” si preoccupano di indire campagne di sterilizzazione di massa di randagi e dei meticci rinchiusi nei canili, nessuno dice una parola sugli allevatori che imperversano con le loro “fattrici” super sfruttate, a riempire le piazze ed i negozi di splendidi e puliti cuccioletti profumati, possibilmente “toy” (vanno molto di moda: la sola parola fa rabbrividire) come può competere un povero sfortunato trovatello che si trova rinchiuso dietro a quelle pesanti sbarre, senza aver commesso nessun reato?
Non è più tempo di credere alle favole che ci vengono raccontate; anche il canile più moderno rimane sempre un luogo di detenzione e dobbiamo renderci conto che esso non può essere la dimora definitiva di un cane. Ci sono almeno tre validi motivi per non acquistare un cucciolo: innanzitutto, perché i cani non sono oggetti che si comprano a seconda delle mode; perché ci sono tantissimi cani di razza che vengono abbandonati nei canili e con un po’ di pazienza si può trovare un amico a quattro zampe adatto alle proprie esigenze. In secondo luogo non è giusto incrementare con incauti acquisti l’importazione di cuccioli o, in alternativa, rimpinguare le tasche degli allevatori locali.
Per rendere chiara la situazione in regione voglio ricordare alcuni dati: al canile convenzionato di S. Pietro al Natisone, con annesso allevamento di varie razze, si trovano rinchiusi 300 cani abbandonati: al canile Made in Friuli di Porpetto, con annesso allevamento di razze canine, si trovano rinchiusi oltre 250 cani di cui 20 provenienti da Trieste….La lista purtroppo è molto lunga!!
Ma che cosa si prova quando si entra in un canile assistenziale? Il sentimento più ricorrente è quello del disagio e dell’impotenza davanti a centinaia di occhi che ti scrutano, sguardi pieni di paura, rabbia, di solitudine, di disperazione, consumati nell’attesa lancinante di vedere tornare il fedele amico che li ha abbandonati. Gli sguardi più amichevoli giungono da quei cani che non hanno ancora perso la fiducia nell’uomo e che sperano con il loro comportamento di farsi notare e di uscire da quell’incubo. In questi anni mi sono resa conto che un cane adottato da un canile ha sempre una marcia in più degli altri, se accolto con dolcezza e rispetto saprà dimostrare in ogni momento della vita la riconoscenza verso colui che lo ha tolto dal canile, in certi casi la gratitudine che questi animali sono capace di dare, diviene addirittura commovente, soprattutto se hanno trascorso tanto tempo della loro vita rinchiusi. Perché rinunciare ad una simile gioia?



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Canile assistenziale: l'ennesimo business sulla pelle dei cani

La storia infinita

La prima petizione in favore della costruzione di un nuovo canile risale al gennaio 1989: ben venti anni fa, quando, assieme a un gruppo di cittadini, consegnammo al sindaco di Trieste e al responsabile dell'Azienda Sanitaria una petizione sottoscritta da oltre tremila persone. In quell'occasione furono raccolti quasi due milioni di Lire che ci permisero, in pochi giorni, di realizzare sul suolo comunale attiguo al canile di via Orsera alcuni box dotati di cucce (utilizzati dall'Asl fino a pochi anni fa) indispensabili per ospitare gli animali che altrimenti sarebbero stati soppressi a causa del sovraffollamento del canile.
La Legge, infatti, prevedeva l'eutanasia dell'animale dopo 3 giorni di permanenza nella struttura se nessuno lo richiedeva.
Le autorità di allora promisero ai cittadini che entro l'anno si sarebbe dato l'avvio all'iter burocratico per la costruzione di un nuovo canile.
Nel gennaio 2006, dopo 16 anni, 2.276 cittadini denunciarono in una petizione, che consegnammo al sindaco Roberto Di Piazza, l'incapacità delle amministrazioni che si erano succedute nel tempo e che non erano state in grado di trovare una sede appropriata per la costruzione del nuovo canile, disattendendo di volta in volta le promesse fatte in campagna elettorale ai contribuenti. Amministrazioni che molte volte hanno dimostrato di spendere il denaro pubblico in realizzazioni faraoniche, non desiderate da gran parte della popolazione.
Ai cittadini rispose l'assessore competente di allora, Spagna, in una lettera datata 25 marzo 2006, inviata a tutti i firmatari della petizione. Affermava con toni trionfalistici che Trieste avrebbe finalmente avuto un canile assistenziale intercomunale e che entro l'anno sarebbero stati pronti i primi box per il ricovero degli amici a 4 zampe.
Nonostante le promesse, la presentazione del progetto preliminare redatto dalla Direzione Area Lavori Pubblici del Comune di Trieste e il previsto stanziamento iniziale di 500 mila Euro, a tutt'oggi il canile assistenziale pubblico non esiste.
La storia infinita prosegue con un ulteriore stanziamento da parte della Regione nel 2008 di 1 milione e 100 mila Euro da destinare per la realizzazione dell'agognato canile e con il contributo di 250 mila Euro erogati dal Comune di Trieste che, confermando il sito a disposizione, identificato in un'area verde di proprietà comunale nei pressi di Fernetti, cambia strategia e trasforma la struttura da semplice canile pubblico, come richiesto dai cittadini, in una mega-struttura polifunzionale che prevede l'intervento di imprenditori privati intenzionati a investire nel progetto e nella successiva gestione, per una spesa totale stimata tra i 3 e i 4 milioni di Euro, di cui, come detto, 1 milione e 350 mila Euro di provenienza pubblica. L'ennesimo business sulla pelle dei poveri cani!
A Trieste il fenomeno del randagismo praticamente non esiste. I dati forniti dall'Asl parlano chiaro: nel corso del 2008 dei 521 cani trovati vaganti il 78,32% è stato restituito ai legittimi proprietari, il 4,80% è stato temporaneamente affidato al canile sanitario, l'11,71% è stato accolto dalla pensione convenzionata Gilros di Opicina, l'1,34% affidato alla struttura privata Astad e circa il 2% è deceduto.
Grazie all'attività dei volontari e alle campagne in favore delle adozioni, la struttura convenzionata ha avuto una presenza costante di soli 20/30 cani.
Alla provincia di Trieste pertanto basterebbe un canile assistenziale di 50/60 posti e il finanziamento pubblico di 1 milione e 350 mila Euro è più che sufficiente per realizzarlo. Infatti, da alcuni dati forniti recentemente dai tecnici del Comune di Monfalcone, la loro struttura assistenziale che verrà edificata su terreno comunale, comprendente 40 posti per i cani e un gattile, verrà a costare 450 mila Euro.

La delusione dei volontari

Amarezza e disappunto sono i sentimenti che abbiamo provato nell'apprendere il trasferimento presso il canile "Made in Friuli" di Porpetto - i cui gestori sono anche proprietari di un allevamento di varie razze - dei cani ospitati sino al primo luglio dal Gilros di Opicina. La struttura, considerata inadeguata a seguito del parere dell'Azienda sanitaria regionale in quanto non garantiva il benessere degli animali, ospitava una ventina di cani seguiti da tempo dai volontari che curavano anche parte degli affidi. Per un'Associazione di volontariato, il cui scopo è tutelare gli animali nonchè favorirne l'adozione, è davvero difficile accettare il loro allontanamento dal territorio di appartenenza, ed è ancora più difficile credere che il canile dove sono stati trasferiti, che ospita più di 230 cani e dispone soltanto di due dipendenti impegnati part-time, ne garantirà il benessere. Trasferire quei cani è stata semplicemente una violenza fisica e psicologica, considerando l'età, le patologie e il carattere estremamente timido di alcuni di essi.
Un ricordo particolare va a Teddy, deceduto dopo solo un mese di permanenza nel canile di Porpetto.

L'inevitabile conclusione - ANNO 2010 : ALLA BEFFA SI AGGIUNGE L'INGANNO

La storia infinita iniziata nel lontano 1989, con tante promesse ampliamente pubblicizzate dai politici di tutti gli schieramenti nelle varie campagne elettorali, ma seguite da nessun fatto concreto, termina con un finale sorprendentemente prevedibile: il canile non si farà!
Ed i triestini così zoofili ed amanti dei cani rimangono con un grande senso di delusione ed amarezza, mentre i cani continueranno a marcire in un mega-canile privato friulano, nonostante le ammirevoli ( si fa per dire…) campagne di adozioni intraprese dall’ufficio zoofilo del Comune di Trieste.
Soltanto alcuni mesi fa gli assessori comunali LoBianco, Lippi e Rovis presentavano agli organi di stampa le meraviglie del project-financing agevolato per la costruzione del nuovo mega-canile da 3.750.000 euro, di cui 1.250.000 euro di contributo pubblico a fondo perduto. Ma a questa fantasia ci hanno creduto soltanto loro, dal momento che la gara d’appalto bandita dal Comune è andata deserta! Un vero flop per l’amministrazione, una bruttissima figura nei confronti di un’intera città dalle antiche e radicatissime tradizioni zoofile e di quei cittadini ingenui che in campagna elettorale hanno votato chi si definiva in migliaia di volantini “ ..un vero amico degli animali..”.
Anche questa volta abbiamo avuto, purtroppo, ragione noi, che viviamo giornalmente la realtà dei canili, degli abbandoni e delle rinunce: anche questa volta non siamo stati ascoltati, né quando ci dichiaravamo contrari al trasferimento fuori provincia dei cani acalappiati, né quando sostenevamo l’inutilità di un simile progetto, una struttura di proporzioni sovradimensionate ed economicamente onerosa.
Dopo il piccolo e semplice cimitero per animali d’affezione richiesto a gran voce dai cittadini e trasformato, chissà per quale motivo, in un parco commemorativo che prevedeva l’urbanizzazione di un’area ancora sostanzialmente integra dal punto di vista ambientale, con la realizzazione di parcheggi,palazzine per servizi ed aule didattiche, biblioteca, mediateca, bar-ristorante, ambulatorio veterinario, inceneritore,parete commemorativa, ecc…mai realizzato a causa dell’eccessivo costo delle opere previste dal progetto ( 2.950.000 euro complessivi) questo è l’ennesimo fallimento dell’amministrazione comunale che, privilegiando inutili e quanto mai pretenziosi progetti, dimostra incompetenza nel gestire il denaro pubblico che dovrebbe essere utilizzato con maggiore serietà e sobrietà.
Questa volta, tuttavia, non sono soltanto gli ambientalisti ed i volontari dell’associazione “Il Capofonte” a bocciare il project-financing, ma gli stessi imprenditori del settore, che non si sono presentati, ritenendo evidentemente troppo rischioso l’affare, perché purtroppo di affare sulla pelle dei cani si sta parlando!
Come ribadito più volte, un canile assistenziale dovrebbe essere una struttura pubblica, dove non c’è spazio per speculazioni e guadagni. Il canile che tutti i cittadini vogliono dovrebbe essere aperto ai volontari ed ai visitatori con un orario il più ampio possibile ed essere adeguato alle esigenze della Provincia.
I fondi pubblici disponibili (1.250.000 euro) sono sufficienti per costruire un canile da 50 posti, alternativo alle discutibili strutture private oggi esistenti in regione. Non vogliamo più sentir parlare di mega-canili privati descritti come una sorta di centro benessere per il miglior amico dell’uomo!
I politici, fino ad oggi, hanno privilegiato gli affari piuttosto che rispondere alle reali esigenze della città; dall’alto delle loro comode poltrone, gli assessori con delega all’ufficio zoofilo che si sono succeduti hanno snobbato i consigli dei volontari, gli unici che conoscono purtroppo la realtà dei cani abbandonati e rinchiusi nei canili e dei quali condividono la sofferenza. Già nel marzo 2006 il WWF aveva espresso totale dissenso rispetto alla scelta dell’ area di 27.154 mq nella zona di Fernetti-Opicina da destinare alla realizzazione del canile, definendo la localizzazione del tutto inidonea, in quanto caratterizzata dal tipico ambiente carsico. Con le recenti osservazioni alla variante n°118 al P.R.G.C del Comune di Trieste, presentate in data 24 novembre 2009, il WWF, assieme alle associazioni Italia Nostra, Legambiente, Trieste Bella, ribadiva l’importanza di salvaguardare il profilo naturalistico e paesaggistico del sito, sostenendo come la costruzione dei manufatti previsti nel progetto avrebbe alterato l’aspetto geo-morfologico e vegetazionale dell’ambiente, degradandone fortemente la qualità complessiva.
L’impatto dell’intervento previsto sarebbe ovviamente accresciuto a causa della realizzazione della nuova viabilità necessaria all’ accesso all’area, per non parlare del problema dello smaltimento dei rifiuti, in particolare dei liquami, che sarebbero stati prodotti nel corso dell’esercizio della struttura in questione.
Sostenendo quanto già espresso dall’associazione di volontariato Il Capofonte,gli ambientalisti avevano individuato una vasta area nel Comune di Sgonico, adiacente alla stazione di Prosecco, nei pressi del già esistente “polo zooantropologico” dell’ASS n°1 Triestina, ritenendola una valida alternativa per la realizzazione del canile assistenziale intercomunale.
La convenienza derivata dalla vicinanza delle due strutture avrebbe potuto determinare un’opportunità per utili sinergie finalizzate al controllo sanitario ed alla facilitazione delle adozioni.
Un’altra soluzione possibile veniva individuata nella caserma dismessa della Guardia di Finanza ubicata presso il valico di Basaovizza-Lipica; gli spazi lì esistenti risultavano infatti più che adeguati alle effettive esigenze di un canile provinciale. La presenza di un’ampia area di parcheggio sul lato opposto della strada provinciale n°10 ed i numerosi sentieri presenti rappresentavano un ulteriore vantaggio sia per la sosta dei visitatori sia per le esigenze di movimento dei cani che avrebbero potuto essere condotti a guinzaglio dai volontari.
Fino ad oggi le nostre istanze non sono state recepite; l’assessore Lobianco preferisce sviare l’attenzione dei media con mosse pubblicitarie alquanto discutibili che denotano la superficialità e la scarsa conoscenza del problema. Ma nonostante questo riesce ad accaparrarsi il plauso di pseudo-animalisti che per avere un po’ di visibilità vergognogasente riescono persino a complimentarsi per il suo operato.
Noi invece guardiamo in faccia la misera realtà che si presenta davanti ai nostri occhi dopo anni di promesse e rinvii. Non vogliamo più essere ingannati, siamo amanti degli animali, cittadini responsabili, ma anche contribuenti e vogliano conoscere quale sarà la futura destinazione dei cospicui fondi pubblici stanziati per il canile che non si farà!




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