GIUGNO 2008

AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE INERENTE IL CAPOFONTE TERESIANO E LE SUE GALLERIE SUPERIORI DI CAPTAZIONE.

La presente relazione vuole fare il punto sulla situazione inerente il Capofonte Teresiano e le sue Gallerie Superiori di captazione. Cerchiamo di mettere a fuoco quanto successo, evidenziando gli avvenimenti principali:

a) E’ risaputo che, storicamente, tutta l’area circostante il Capofonte ha subito nel tempo vari dissesti e franamenti.
A tale proposito sono reperibili dei documenti risalenti al periodo 1880-1883 dai quali si capisce come - proprio in quegli anni e per ovviare a gravi problemi di stabilità - si sia intervenuti rinforzando un tratto della galleria con una nuova volta e riempendone completamente un altro tratto con materiali vari, al fine di dare sostegno ai cedimenti del cunicolo. Il passaggio dell’acqua è stato comunque garantito dal posizionamento di una tubazione in ghisa.

b) Quando è stato possibile visitare e documentare per la prima volta il Capofonte (1986), sono state notate numerose lesioni presenti sia nella parte interna del primo vano sotterraneo, sia lungo la retrostante galleria.

c) Siccome l’ATER doveva avviare il cantiere di recupero di Borgo San Pelagio, transitando necessariamente con mezzi pesanti sulla strada soprastante il Capofonte, è stata avviata una campagna d’informazione (conferenze stampa, articoli sul quotidiano locale, incontri con politici) al fine di scongiurare sicuri danni alle strutture sotterranee.
Dopo una serie di incontri svoltisi in Comune (febbraio 2007), i soggetti interessati hanno deciso di procedere alla realizzazione di alcuni lavori di "messa in sicurezza” del Capofonte stesso, adottando la soluzione di una soletta superiore di protezione in c.a. collegata a micropali ammorsati in roccia.

d) Tale soluzione, proposta e progettata da ATER ed accettata dagli Uffici Tecnici del Comune, è stata approvata anche dalla locale Soprintendenza.

e) L’associazione di volontariato “Il Capofonte” ha espresso, anche nel corso di alcuni incontri pubblici, le proprie perplessità su tale soluzione, ritenendo preferibile un intervento dall’interno che avrebbe evitato l’apertura di cantieri lungo la strada soprastante e la sua relativa chiusura. L’ATER ha sempre dichiarato che l’ipotesi progettuale scelta era da preferirsi in quanto non comportava un intervento diretto sull’opera ipogea ed eramaggiormente compatibile con le altre esigenze del cantiere.

f) I lavori relativi alla “messa in sicurezza” del Capofonte sono regolarmente iniziati, con uno scavo che a portato allo     scoprimento dell’estradosso della galleria interna ed all’infissione dei micropali.

g) A questo punto dell’intervento è accaduto un fatto grave: è stata intercettata dallo scavo una vena d’acqua, che ha invaso lo scavo stesso e che è stata frettolosamente deviata all’interno del Capofonte.

h) Da opportune verifiche dirette è emerso che la vena d’acqua intercettata rappresentava in realtà il flusso che proveniva dalle Gallerie Superiori tramite la tubazione di ghisa (quota 95,7 m s.l.m.). Tale tubazione è stata ostruita dal cemento nel corso dell’attività di infissione dei micropali e l’acqua, non trovando sbocco, ha innalzato la propria soglia di travaso alla quota indicativa di 98,2 m s.l.m.

 i) La modifica degli equilibri idrologici ha portato, in ogni caso, a delle variazioni nella portata dell’acqua che, pur convogliata nella rete di scarico del Capofonte, è parzialmente riemersa in un prato nei pressi di via Piero della Francesca.

 j) Durante una visita diretta, veniva accertato che in data 27 aprile 2008 tutte le Gallerie Superiori risultavano completamente riempite d’acqua fino alla quota di 98,2 m s.l.m., con un innalzamento del livello di circa 2,3 m ed un accumulo d’acqua pari ad almeno 500 mc.


L’Associazione di volontariato “Il Capofonte”, ritenendo estremamente grave la modifica degli equilibri idrogeologici di un’area da sempre conosciuta come particolarmente esposta a dissesti, ha quindi organizzato una conferenza stampa per divulgare a tutti i cittadini cosa stesse succedendo.


A questo punto, i tecnici dell’ATER hanno deciso di intervenire per rimediare al danno fatto, operando nel seguente modo:

1) Sono state vuotate le Gallerie Superiori con l’utilizzo di apposte pompe.

2) E’ stato creato un pozzetto drenante per raccogliere le acque che non scorrono più nella tubazione, al fine di convogliarle nuovamente nel Capofonte.

3) E’ stato coperto con estrema fretta lo scavo, precludendo di fatto - almeno per il momento - ogni possibilità di intervenire sulla regolazione dei flussi idrici a monte del Capofonte.


La situazione attuale è quindi la seguente:

• L’intervento effettuato dall’ATER dopo l’occlusione della tubazione ha effettivamente abbassato il livello del flusso idrico a monte del Capofonte, portandolo indicativamente dalla quota di 98,2 m s.l.m. a quella di 96,2 m s.l.m.
Questo significa che, attualmente, il livello è di almeno 0,5 m più alto rispetto a quello originale.

• Mentre l’acqua viene oggi convogliata dal pozzetto drenante al Capofonte attraverso una nuova tubazione, non è conosciuto il percorso che l’acqua segue a monte, dalle Gallerie Superiori al pozzetto drenante.


Sulla base di quanto sopra esposto, è possibile evidenziare i seguenti aspetti negativi:

• Nessuno può garantire che tutta l’acqua che originariamente passava dalle Gallerie Superiori al Capofonte segua anche oggi lo stesso percorso.

• Nessuno può garantire che il pozzetto drenante riesca a smaltire tutta l’acqua delle Gallerie Superiori che, a seconda della stagione, subisce variazioni di portata anche considerevoli (valori oscillanti da 85 mc a 380 mc riscontrati nel corso di un monitoraggio eseguito qualche anno fa).

• Nessuno può garantire che l’acqua, non scorrendo più attraverso una tubazione ma libera di crearsi il proprio percorso nel terreno, non si scavi nel tempo nuove vie, andando ad interessare abitazioni vicine e le stesse strutture del Capofonte.


Per quanto riguarda più specificatamente le opere sotterranee settecentesche (di innegabile interesse storico), si segnalano i seguenti inconvenienti riscontrati durante l’esecuzione dei lavori ATER:

• Si è dichiarato che la soluzione tecnica adottata evitava di intervenire all’interno delle strutture sotterranee, ma in realtà tutta la galleria interna è stata puntellata, al fine di evitare un suo possibile crollo.

• A causa delle vibrazioni dovute alle trivellazioni, alcune fratture all’interno del Capofonte sembrano essersi allargate. Sono inoltre chiaramente identificabili alcuni danni localizzati alla canaletta di trasporto dell’acqua ed alle   vasche di filtraggio.

• A causa dell’infissione dei micropali, sono accertabili varie infiltrazioni di cemento liquido all’interno del Capofonte (cancellata di fatto ogni presenza di piante ed animali all’interno dell’opera sotterranea, distruggendo un habitat di   indubbio valore).

• A causa di un urto, parte della facciata del Capofonte è stata danneggiata, fortunatamente non coinvolgendo la lapide dedicatoria.

• La parete di chiusura della galleria interna risalente al 1883 è stata smantellata durante lo scavo e frettolosamente   ricostruita con materiali moderni.

• La tubazione originale in ghisa di trasporto dell’acqua non è stata ripristinata ed al suo posto è visibile una moderna tubatura metallica, posizionata fuori assi e ad una quota elevata rispetto all’originale.

La scrivente Associazione di volontariato ritiene che il Capofonte Teresiano debba essere tutelato nella sua complessità, sia strutturale che funzionale, con il completo ripristino delle sue condizioni originali. Anche le Gallerie Superiori devono essere rese nuovamente agibili, per ovvi motivi di studio e conservazione.

Da non sottovalutare, infine, le problematiche derivanti dai flussi idrici sotterranei ora non più canalizzati che potrebbero produrre - nel tempo - danni e disagi ai cittadini ed alle loro proprietà.

Per l’associazione di volontariato
“Il Capofonte” Onlus
Paolo Guglia

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