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CHE FINE FARA' SIMBA IL CINGHIALE PRIGIONIERO A SAN GIOVANNI?

Episodi sconcertanti come quello avvenuto nel mese di novembre di un anno fa in via delle Docce nel rione di san Giovanni, quando fu abbattuto un giovane cinghiale che non manifestava alcun segno di aggressività e che attratto da alcune mele cadute dagli alberi si era avventurato fuori dal bosco, non devono più accadere e devono farci riflettere.
La bestiola spaventata aveva perso l'orientamento trovando rifugio in un prato sottostante nei pressi dell'asilo. A seguito della segnalazione di un cittadino, interveniva una guardia ambientale della Provincia di Trieste che sopprimeva il povero animale con vari colpi d'arma da fuoco lasciandolo agonizzare per circa 15 minuti davanti ai residenti esterrefatti e sotto gli sguardi atterriti di alcuni bambini che accompagnati dalle loro mamme si recavano a scuola.
Già allora l'associazione "Il Capofonte" ribadì la necessità di porre fine a questi interventi cruenti ed invitò a rispettare quanto previsto per la tutela ed il benessere degli animali dall'art. 45 commi 1 e 2 del regolamento comunale. In una lettera inviata alla presidente della Provincia signora Bassa Porpat ed all'allora assessore competente Godina l'associazione consigliò l'amministrazione provinciale di dotare le guardie ambientali di un fucile per la tele anestesia come in uso in tutti i paesi civili, evidenziando la pericolosità di certe azioni che avrebbero potuto pregiudicare l'incolumità dei cittadini e sottolineando inoltre l'assoluta mancanza di responsabilità degli amministratori che ordinarono l'abbattimento del cinghiale a colpi di arma da fuoco in un'area densamente abitata, nei pressi di un asilo e in un orario in cui i cittadini si recavano al lavoro.

A distanza di un anno dall'incredibile vicenda l'associazione "Il Capofonte" non ha ricevuto alcuna risposta dagli uffici competenti provinciali. Purtroppo il problema si è ripresentato ed un altro giovane cinghiale, probabilmente impaurito e disorientato, ha trovato rifugio da alcuni mesi in un'area recintata, sempre nel rione di san Giovanni, dalla quale non è più in grado di uscire. L'animale nel frattempo si è nutrito dei pochi tuberi, radici e grossi topi presenti in gran quantità nella zona. Del fatto sono stati avvisati i responsabili della Provincia di Trieste che tuttavia, da quanto ci risulta, nonostante le richieste pressanti dei cittadini non sono stati in grado finora di risolvere la situazione in modo non cruento. Vogliamo evitare inutili sofferenze al povero cinghialetto e deplorevoli spettacoli non degni di una società civile zoofila come ama definirsi quella triestina. In data 12 gennaio 2012 l'assessore Dolenc si è recato sul posto accompagnato dalla presidente dell'associazione "Il Capofonte" e da una rappresentante dei residenti per rendersi conto della situazione senza però esprimersi al riguardo. Pertanto chiediamo alla Presidente Signora Bassa Poropat e all'assessore Dolenc di informare a mezzo stampa la cittadinanza sui metodi che verranno usati per liberare il giovane cinghiale, dal momento che l'assessore Dolenc ha affermato che le guardie ambientali provinciali sono dotate di un fucile per la tele anestesia. Auspichiamo che l'animale non venga abbattuto tra atroci sofferenze come accadde poco più di un anno fa. Chiediamo che un delegato dell'associazione "Il Capofonte" e del comitato di cittadini sorto a difesa del povero cinghialetto possano essere presenti all'eventuale cattura e successiva liberazione dell'animale in un'area più idonea.
L'associazione "Il Capofonte" rinnova la sua disponibilità a coprire le eventuali spese per metodi di cattura alternativi non cruenti.



UCCISO A FUCILATE IL CINGHIALE "TAPIRONE", MASCOTTE DEL BOSCO DI CAPOFONTE SUA UNICA COLPA ESSERSI SPINTO FUORI DAL BOSCO ATTRATTO DALLE MELE CADUTE DAGLI ALBERI DI VIA SAN PELAGIO.

Era probabilmente un giovane maschio che da circa due anni aveva scelto come sua dimora il bosco di Capofonte, un animale solitario e discreto molto intelligente che non ha mai aggredito nessuno, davvero un'essere speciale che divertiva per il suo modo simpatico di comportarsi e di rapportarsi con altri animali e con gli "esseri umani". Non era difficile vederlo all'alba giocare con i gatti o con Amir, un cane che si era fatto amico e che aspettava nascosto dietro i cespugli nelle prime ore del mattino quando la maggior parte delle persone ancora dormono. I residenti del luogo lo conoscevano e nonostante qualcuno ne fosse intimorito, la maggior parte degli abitanti accettava con curiosità e simpatia la sua presenza. Tapirone, così chiamato amichevolmente dai volontari dell'associaziomne "Il Capofonte", che da oltre dieci anni si battono per la tutela floro-faunistica dell'area, aveva trovato nel bosco un luogo sicuro dove poter vivere, una zona ancora selvaggia, poco frequentata, ricca di frutta, bacche, ghiande, un ruscello con acqua fresca dove potersi abbeverare, una fitta vegetazione dove poter trovare riparo, un'oasi ai margini della città che sembrava essere lontana dalla crudeltà umana. Appariva talvolta all'imbrunire ai margini del bosco, e neanche i gatti della vicina colonia felina avevano paura di lui, tanto che avevano accettato tranquillamente la sua presenza. Le persone che abitano nelle case limitrofe dell'area boschiva lo osservavano con sguardo benevolo, negli ultimi mesi l'amministrazione comunale aveva perfino posizionato un cartello che segnalava agli automobilisti la presenza di animali selvatici.
Mercoledì di primo mattino il povero cinghiale si è spinto fuori dal bosco, attratto da alcune mele cadute dagli alberi nella vicina via san Pelagio, probabilmente spaventato da qualcosa è sceso disorientato lungo la via delle Docce, trovando rifugio in un prato all'interno della proprietà ATER.
A seguito della segnalazione di un cittadino che credeva di fare il bene dell'animale, gli uffici "competenti" della provincia inviavano sul luogo una guardia ambientale munita di fucile, revolver e due cani, l'individuo incurante delle proteste dei residenti e del fatto che il povero animale non mostrava alcun segno di aggressività e che si trovava all'interno di una proprietà privata a pochissimi metri dalle abitazioni, imbracciava il fucile e lo colpiva al fianco. In un disperato tentativo di salvarsi il giovane cinghiale cercava invano di fuggire dalla feroce follia di quell'essere umano che credeva gli fosse amico, ma sopraffatto dal dolore stramazzava al suolo contorcendosi sotto gli sguardi inorriditi degli abitanti e di alcuni bambini. Il killer continuava imperterrito il suo lavoro e colpiva più volte con la pistola la povera bestiola inerme che moriva in una pozza di sangue soltanto dopo 15 minuti di atroce agonia. Una scena agghiacciante che poteva essere evitata, uno spettacolo davvero vergognoso per una città che ha la pretesa di definirsi zoofila, un comportamento che denota quale sia il grado di "civiltà e sensibilità" raggiunto dagli amministratori di Palazzo Galatti che permettono ai loro dipendenti di sparare in pieno giorno, in città, nelle vicinanze di un asilo in modo così incredibilmente irresponsabile. Vogliamo conoscere il motivo per cui non è stato finanziato il progetto di prevenzione per i danni causati dai cinghiali e perchè non è mai stato utilizzato il fucile anestetico o le trappole per la cattura dei soggetti più invadenti, in contrasto con quanto sancito dal regolamento comunale per la tutela ed il benessere degli animali articolo 45 comma 1 e 2. Già un anno fa l'ufficio della polizia ambientale e territoriale della provincia di Trieste ci aveva comunicato che l'unico fucile "anestetico" a disposizione era in perenne stato di revisione. I cittadini contribuenti che rispettano gli animali non vogliono più assistere a simili episodi di inaudita violenza, soprattutto quando sarebbe sufficiente sparare l'anestetico e trasferire poi l'animale in ambiente adatto, in questo contesto si sono dimostrati molto più preparati,abili e civili i vigili del fuoco intervenuti alcuni anni fa in piazza Volontari Giuliani per catturare un giovane maschio che non fu neppure ferito dall'intervento.
Appellandoci al principio di trasparenza vogliamo sapere come sono stati utlizzati i cospicui fondi destinati dalla Regione alla Provincia di Trieste negli ultimi 5 anni per finanziare le attività di prevenzione e cattura non cruenta.




AGGIORNAMENTO DICEMBRE 2011

VIDEO DEL SOPRALLUOGO ALLE GALLERIE SUPERIORI DELL'ACQUEDOTTO TERESIANO
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Un gruppo di cittadini attivi sul territorio da anni che nel 1999 decisero di costituirsi in un comitato con l’intento di salvaguardare l’intera area situata nei pressi del Capofonte Teresiano, sia dal punto di vista storico-culturale che ambientale e faunistico.
Il Comitato per la Salvaguardia del Bosco di Capofonte per 7 anni ha operato organizzando iniziative di pulizia e manutenzione del bosco coinvolgendo varie associazioni ambientaliste e la squadra antincendio della Protezione Civile del Comune di Trieste; ha instaurato un rapporto costruttivo con l’assessorato al territorio del Comune di Trieste, la VI Circoscrizione e con altre realtà come ad esempio la Casa Circondariale, rapporti che oggi come associazione di volontariato intendiamo consolidare e possibilmente accrescere.
Nel 2001 abbiamo ripulito una discarica abusiva presente nella zona ed assieme ai volontari da noi contattati abbiamo recuperato 8.240 kg di rifiuti ingombranti che giacevano in un dirupo; negli anni successivi la nostra attività è continuata con iniziative atte a ripulire di volta in volta una parte di bosco che da discarica a cielo aperto, si sta trasformando in un vero e proprio paradiso per gli animali selvatici in particolar modo per gli uccelli che trovano un luogo sicuro ed indisturbato ove nidificare e trascorrere l’inverno.
L’associazione di volontariato “Il Capofonte” oltre agli aderenti del Comitato sopraccitato è costituita da esperti in speleologia urbana come Paolo Guglia, che ricopre la carica di vicepresidente e che da anni studia ed indaga gli aspetti storici della città ed in particolare sulle opere sotterranee presenti nel rione di S. Giovanni.
Un’altra importante componente dell’associazione è rappresentata dal comitato promotore della petizione in favore della costruzione del nuovo canile comunale e contro il trasferimento fuori provincia dei cani abbandonati nel territorio di Trieste, petizione consegnata nel gennaio 2006 all’allora assessore competente; gli stessi cittadini organizzarono nel marzo dello stesso anno la 1° Giornata dell’Adozione dei cani abbandonati, manifestazione che ebbe il patrocinio dell’Assessorato agli Affari Generali ed Istituzionali del Comune di Trieste, dell’A.S.S. N. 1° Triestina e dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Trieste.

Sono volte in primo luogo a tutelare e valorizzare gli aspetti naturalistici conservando l’attuale stato selvatico dell’area limitrofa al Capofonte garantendone la stabilità geologica. Sono previsti regolarmente interventi semestrali di pulizia del sottobosco e di manutenzione del verde con l’aiuto dei volontari della squadra antincendio della Protezione Civile del Comune di Trieste e con il coinvolgimento dei detenuti della Casa Circondariale di Trieste. Si prevede inoltre la ristrutturazione del sentiero già esistente che collega la via del Capofonte al sentiero N. 1° - Club Alpino Italiano – sentiero che costituisce un accesso alla traversata carsica e permette di raggiungere la pineta compresa tra l’obelisco di Opicina e il Monte Belvedere partendo dal Monte Spaccato.
Il Bosco del Capofonte? E’ un vero gioiello naturalistico – un’area dimenticata dall’uomo per molti anni si presenta oggi selvaggia e riconquistata dalla natura con vecchi alberi cavi e varie essenze come pochi luoghi a Trieste; presenta al suo interno elevate caratteristiche di biodiversità di un bosco in fase evolutiva, che consente di avviare numerosi studi e progetti di ricerca sia botanici che faunistici.
L’Associazione “Il Capofonte” ha ben pensato di avviare un progetto di nidi artificiali (nest box e bat box) per chirotteri (pipistrelli), piccoli passeriformi e uccelli rapaci notturni quali il simpatico assiolo, specie “prioritaria” anche per l’Unione Europea. Le casette nido, che servono quali ripari e luoghi per la riproduzione degli animali, potrebbero venir realizzate gratuitamente dai detenuti della casa circondariale di Trieste e le specie che occuperanno i nidi artificiali potranno essere monitorate dai bambini delle vicine scuole del rione di S. Giovanni, così da rappresentare anche un’opportunità didattico-naturalistica oltre che di conservazione della natura.
Il progetto verrà coordinato per la parte tecnico-scientifica da Walter Stefani, già referente del più ampio progetto nidi del WWF di Trieste, avviato da svariati anni in collaborazione con la Direzione dei Civici Musei Scientifici presso il Civico Orto Botanico, che oggi conta ben 25 nidi artificiali ed un impianto di video sorveglianza posto all’interno delle casette nido e nello stagno (telecamera immersa), sistema che consente di osservare gli animali “dal vivo” attraverso un monitor posto all’interno degli uffici.
L’associazione si propone inoltre di ricollocare la fontana che sino agli anni settanta era ubicata all’incrocio tra via alle Cave e la via del Capofonte, e di realizzare un punto di sosta ai margini della strada in prossimità della Chiesetta dei Santi Giovanni e Pelagio (nella p.c.n. 1311 del CC. Di Guardiella) nonché il posizionamento di alcune staccionate in legno ed il rifacimento di muretti a secco. In un secondo tempo è nostra intenzione proporre la ristrutturazione del fienile in pietra arenaria appartenente un tempo alla casa Domenicale Barocca di proprietà della Famiglia dei Conti Martini, ristrutturazione finalizzata alla creazione di un museo storico-etnografico.
La zona del Bosco al Capofonte e l'area del rione di San Giovanni sono un sito di grande interesse culturale: si possono rinvenire, infatti, emergenze storiche, architetture rurali e notevoli testimonianze del passato.
L'associazione “Il Capofonte”, che fra i suoi scopi statutari prevede anche quello di salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente in zone di interesse artistico, storico e monumentale, intende studiare, documentare e tutelare tutti i vari beni presenti sul territorio, con specifici programmi di intervento.
L'argomento principale sarà ovviamente l'acquedotto Teresiano, che prendeva il via dal Capofonte ma che interessava, con le sue lunghe gallerie di captazione, tutto il rione. Tali opere sotterranee verranno non solo studiate, ma anche opportunamente divulgate e fatte conoscere agli abitanti del posto ed ai vari interessati, con conferenze tematiche, visite guidate e l'avvio di eventuali lavori di pulizia e manutenzione. In particolar modo è allo studio la possibilità di aprire il passaggio che dal Capofonte porta alle Gallerie Superiori, in modo da permettere un diretto e comodo accesso ai cunicoli più interni. E' in preparazione anche un progetto di catalogazione delle riserve idriche minori (pozzi, cisterne e sorgenti) ancora abbondantemente presenti nell'area nonostante l'intenso sviluppo urbano.
L'attività dell'associazione spazierà, inoltre, in varie altre tematiche di carattere storico e culturale, allargandosi alle multiformi manifestazioni dirette ed indirette della cultura popolare, al folclore, alle tradizioni, alle storie ed alle leggende nate ed evolutesi nel rione di San Giovanni.
“Il Capofonte” infine si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle problematiche riguardanti il sovraffollamento nei canili della Provincia di Trieste, e non solo; ma anche di promuovere, organizzare attività di tutela del diritto di tutti gli animali prevenendo nello stesso tempo il randagismo e favorendo le adozioni delle bestiole abbandonate.


Se condividi le nostre iniziative, iscriviti all’associazione di volontariato "Il Capofonte" Onlus.
La quota annuale di 20 Euro può essere versata sul c/c postale n. 94147162 o con un bonifico (cod. IBAN IT/78/T/07601/02200/000094147162), specificando sulla causale "quota associativa anno 2011".
Se invece preferisci dare solamente un contributo, indica nella causale il settore nel quale vuoi sia utilizzato il tuo versamento fra quello ambientale, culturale o delle adozioni dei cani ospitati presso i canili.

ATTENZIONE!
NON SONO AUTORIZZATE ALTRE FORME DI RACCOLTA FONDI.
DIFFIDATE DI CHI SI PRESENTA A NOSTRO NOME RICHIEDENDO OFFERTE O DONAZIONI.



Gestione del bosco Capofonte: presentata una sottoscrizione firmata da 1600 cittadini
- articolo pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO (20 giugno 2008) - clicca

«RECENSIONI DELLE NOSTRE ATTIVITÀ» 2007 - 2008 - 2009 - 2010


 

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