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Planimetrie del "Bosco di
Capofonte"
Al fine di aiutare i politici
e gli uffici tecnici preposti, sono state predisposte alcune
planimetrie che raffigurano le proposte già avanzate
dall'Associazione Il Capofonte e recepite, in più occasioni,
dalle varie forze politiche, dalla Commissione Lavori Pubblici, dalla
Commissione Cultura, dalla Commissione Urbanistica e dal sig. Sindaco.
Le tavole allegate
rappresentano tre diversi aspetti inerenti la definizione dell'area
verde denominata "Bosco di Capofonte"
La
prima tavola (a sinistra
- tratteggio arancione) raffigura "I confini del
Bosco di Capofonte". Si tratta dei limiti operativi entro i quali
l'Associazione intende operare. E' compresa tutta l'area verde fino la
strada A. Valerio e sono incluse varie proprietà private, le
particelle del Comune e la Fascia di rispetto della ferrovia. I confini
ripercorrono in maggior parte quelli che sono i limiti della
zonizzazione U2a (parco di quartiere), includendo anche alcune parti
oggi ancora classificate B5 (che il Comune ha assicurato saranno
trasformate anch'esse - quanto prima - in zona U2a). Sono escluse
alcune aree interne, come quella di proprietà ATER
ed altre di proprietà privata.
La seconda tavola
(a destra - tratteggio verde) raffigura la
proposta di "Variazione di zonizzazione" avanzata dall'Associazione e
condivisa da tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale.
Si tratta di un'area oggi classificata B5 che deve essere trasformata
in U2a (parco di quartiere). I limiti sono quelli della zonizzazione
prevista dagli attuali strumenti urbanistici, ad esclusione di alcune
aree interne di proprietà privata.
La
terza tavola (a fianco - tratteggio azzurro)
raffigura le Aree da affidare
all'Associazione,
cioè le aree di proprietà
comunale nelle quali l'associazione "Il Capofonte" dovrebbe
operare con interventi di pulizia e manutenzione ordinaria, previa
stipula di un Protocollo d'Intesa con il Comune
stesso. I limiti sono quelli delle particelle catastali (i cui confini
sono evidenziati in colore rosso).
(Clicca sulle immagini per ingrandirle)
Relazione 2007 - Aspetti
storico/culturali
Per
quanto riguarda le tematiche storico/culturali,
l'anno 2007 ha visto
l'Associazione operare in linea e
continuità con quanto fatto
nell'anno precedente.
E'
proseguita l'azione di tutela rivolta al manufatto sotterraneo
denominato Capofonte, con varie iniziative nei confronti delle
autorità competenti.
La
continua e precisa informazione sulla situazione in cui si trova oggi
il Capofonte e su cosa potrebbe succedere nel caso di un massiccio
traffico sulla soprastante strada, ha portato a vari interventi di
politici ed istituzioni riguardo la presunta deroga al passaggio di
mezzi pesanti accordata all'ATER (in
realtà mai concessa). Contemporaneamente, il
Comune ha effettuato nuovi rilievi delle strutture sotterranee, in
quanto le affermazioni rilasciate dal settore Lavori Pubblici si sono
dimostrate palesemente errate. Le varie polemiche e prese di posizione
hanno portato ad una serie di incontri durante i quali, davanti alle
commissioni Lavori Pubblici e Trasparenza in riunione congiunta, la
Soprintendenza ha chiarito come sia necessario che
l'ATER proponga un progetto per la
salvaguardia
del Capofonte prima di procedere con il passaggio di mezzi pesanti e
solo dopo aver ottenuto l'approvazione
sulle
modalità
dell'intervento e
completata l'esecuzione dei lavori
necessari, tale
transito potrà essere consentito.
La
situazione rimane quindi, per il momento, in fase di stallo, in attesa
di una proposta progettuale da parte di ATER, che
dovrà essere sottoposta
all'approvazione del Comune e della
Soprintendenza.
Nel
frattempo il Comune ha avviato una fase di monitoraggio sulle strutture
sotterranee che, per il momento (a traffico limitato), non ha rivelato
particolari criticità.
Da
segnalare il recente inserimento
dell'acquedotto Teresiano nella lista
dei 120 acquedotti antichi d'Italia,
risultato ottenuto attraverso la fattiva collaborazione con la
Società Adriatica di Speleologia.
Per
quanto riguarda l'assegnazione
all'Associazione della manutenzione
ordinaria del Bosco di Capofonte, sono state attivare varie iniziative.
E' stata proposta una bozza di
protocollo d'intesa al Comune e sono
state avviate le opportune pressioni per riuscire a concludere
l'affidamento in tempi brevi.
Nonostante la visita del Sindaco e nuovamente della Commissione Lavori
Pubblici, l'interessamento della
Circoscrizione VI e
l'attenzione dimostrata da vari
esponenti politici, per il momento si è ancora in attesa
della
Convenzione
da parte del Comune e della perimetrazione ufficiale del bosco.
Sono
stati contattati gli uffici competenti ed ottenute le opportune
rassicurazioni da parte del Sindaco anche per quanto riguarda una
prossima variazione della zonizzazione di alcune aree previste dal
Piano Regolatore poste all'interno del
perimetro del Bosco di Capofonte, che dovrebbero essere cambiate da B5
in U2a - Parco di Quartiere.
Si
rimane in attesa anche del contratto
d'affitto del fienile ed è quindi per il momento sospeso il
programma di sistemazione di tale edificio. Pur essendo in possesso di
alcuni preventivi e documenti progettuali preliminari, non è
ancora
possibile, infatti, procedere
nelle richieste di finanziamento agli enti preposti, in quanto
l'intervento riguarderebbe un bene di
cui non abbiamo ancora ufficialmente la
disponibilità. Allo stesso modo, anche
il progetto relativo alla realizzazione di un museo storico/etnografico
da allestire nel fienile è,
ovviamente, in fase di attesa.
Introduzione
Il territorio sul quale
è
stata fondata la
città di Trieste, idrologicamente
parlando, possiede
delle caratteristiche alquanto particolari. Il suo centro storico,
infatti, è edificato su colli
impermeabili formati da intercalazioni di marna ed arenaria, dove i
pochi torrenti scendono velocemente al mare, mentre
l'altopiano carsico che si trova alle
sue spalle porta nella profondità del
sottosuolo ogni goccia d'acqua
disponibile. Il Timavo, l'unico fiume
di una certa portata che scorre inizialmente in superficie, si inabissa
a 18 km ad est di Trieste, per ritornare alla luce dalla parte opposta,
a 21 km dalla città.
Questa
particolare situazione ha pesantemente condizionato, in ogni epoca, le
possibilità di approvvigionamento
idrico del centro urbano. E' stato
necessario, infatti, raccogliere
l'acqua piovana e quella presente
nelle piccole falde superficiali, utilizzando cisterne e pozzi, oppure
- quando le possibilità tecnologiche
lo hanno permesso - avvicinare
all'abitato
l'acqua delle magre sorgenti dei
dintorni. Gli ingegneri romani fecero proprio questo, costruendo tre
grandi condutture: rispettivamente l'acquedotto di Bagnoli, quello delle Settefontane (di caratteristiche
sconosciute) e quello di San Giovanni. Tali opere smisero di funzionare
già nel corso del VI secolo e la
città dovette - per un lungo periodo -
accontentarsi di sopravvivere solamente con le sue limitate risorsi
idriche interne.
Quando,
a metà del XVIII secolo, Trieste
aumentò sensibilmente la popolazione a
causa dello sviluppo del porto e dei suoi traffici commerciali,
l'amministrazione cittadina dovette in
qualche modo far fronte al grave problema, realizzando il primo nucleo
dell'acquedotto Teresiano, opera di
captazione e trasporto idrico che andava ad alimentare le principali
fontane della città.
Tale
costruzione non si rivelò comunque
risolutiva e si continuò quindi a
cercare soluzioni alternative per risolvere la delicata questione,
rivolgendosi ad altri punti del territorio triestino fino a realizzare
quello che si può considerare
l'intervento definitivo:
l'acquedotto Randaccio
(1929), che preleva l'acqua del Timavo
inferiore a San Giovanni di Duino.
Questa,
a grandi linee, la storia
dell'approvvigionamento idrico della
città di Trieste.
Da
tale trattazione traspare come, nonostante le sue carenze,
l'acquedotto Teresiano abbia
dignitosamente fornito la sua acqua dal 1751 fino a quasi la
metà del 1900. In questo intervallo di
tempo sono stati avviati molti interventi che hanno riguardato questa
interessante opera idraulica, interventi che hanno portato alla
realizzazione di nuove opere, a migliorie e prolungamenti di quelle
già esistenti,
nonchè allo scollegamento di singoli
tratti ritenuti nel tempo non più
adeguati alle esigenze del momento.
Risulta
chiaro, comunque, come l'acquedotto
Teresiano, con le sue strutture sotterranee ancora rintracciabili,
rappresenti oggi una testimonianza storica di grande importanza per
quanto riguarda gli interventi effettuati per dotare la
città di Trieste di una adeguata
autonomia nel campo
dell'approvvigionamento
idrico.
Funzionamento
dell'acquedotto Teresiano
Come
già accennato, il territorio della
città di Trieste
è costituito
da Flysch, ovvero da
stratificazioni di marna ed arenaria e, in queste condizioni, la
circolazione idrica è quasi
completamente superficiale. Solo una minima
quantità
d'acqua scende, infatti, in
profondità attraverso le fratture del
terreno, creando delle piccole falde superficiali.
Per
raccogliere questa poca acqua disponibile si
è adottata una particolare soluzione:
scavando nel terreno una galleria (wassergallerie)
che si inoltra negli strati di roccia, si incontrano varie fratture ed
in corrispondenza di queste si può
intercettare la
scarsa acqua disponibile, che percola dalle pareti.
Più è
lunga la galleria,
più
discontinuità si
incontrano e quindi più acqua si
raccoglie.
Il
principio è semplice, ma gli ingegneri
incaricati dallìimperatrice Maria
Teresa si affidarono proprio a questa teoria e, in corrispondenza del
luogo dove un tempo trovava inizio il vecchio acquedotto romano di San
Giovanni, incominciarono a scavare la prima di una lunga serie di
gallerie sotterranee.
Struttura
dell'acquedotto Teresiano
Come
sopra accennato, il funzionamento
dell'acquedotto
Teresiano si basava su un articolato sistema di gallerie sotterranee di
captazione idrica, collegate fra di loro da opportune condutture di
allacciamento, e da un lungo cunicolo che scendeva in
città per portare
l'acqua
alle fontane del centro abitato.
L'imperatrice
Maria Teresa, con editto del 19 novembre 1749,
ordinò la costruzione
dell'acquedotto per la
città
di Trieste. Le ricerche idriche vennero affidate
all'ing. Hauptmann Frast, mentre la
direzione
lavori ed i collaudi vennero svolti
dall'ing.
Franz Xavier Bonomo. L'intervento si
concluse nel
1751. A quota 97 m slm, presso la chiesetta dei Santi Giovanni e
Pelagio, si realizzò il Capofonte,
edificio semisotterraneo contenete i primi bacini di filtraggio, alle
spalle dei quali si apriva un sistema di gallerie di captazione che si
inoltrava nella roccia per più di 230
m (gallerie Superiori).
Una
serie di
"docce"
in pietra ed una lunga tubazione di legno, seguendo la vallata di San
Giovanni e le pendici del colle di Farneto, portava in
città
l'acqua che veniva distribuita alle
principali fontane.
Questa
è stata la struttura iniziale
dell'acquedotto.
Altre
opere sotterranee si sono aggiunte poi nel tempo, come la galleria Marchesetti, la galleria Slep,
la galleria Secker (con i suoi successivi prolungamenti Zock e
Tschebull), la galleria Giuliani e la fonte Sussnek.
Si
operò anche lungo la vallata del
torrente Farneto, realizzando il ramo secondario detto
"dello
Starebrech" (con il complesso Store,
le gallerie Stena
e la galleria dei francesi). Tutte
queste strutture sotterranee sono state rintracciate, esplorate e
documentate dalla Sezione di Speleologia Urbana della
Società Adriatica di
Speleologia.
Il
Capofonte
Il
manufatto storicamente più importante
dell'acquedotto Teresiano
è sicuramente il Capofonte.
Esso viene considerato il punto di partenza della struttura idraulica e
proprio sulla sua facciata è stata
posta la lapide che ne ricorda la realizzazione.
Scavato
a quota 97 m slm, questo vano - oggi completamente sotterraneo -
rappresentava originariamente la parte seminterrata di un piccolo
edificio oggi scomparso. Passato un portone metallico, si accede
all'ambiente principale che contiene tre vasche, all'interno delle
quali scorre l'acqua. Questi tre bacini sono riempiti con pietrame di
pezzatura decrescente, in modo da filtrare e far decantare gli
eventuali sedimenti in sospensione. Alle spalle delle vasche si apre
una galleria, che rappresenta il tratto iniziale del sistema di
captazione superiore che, partendo proprio dal Capofonte,
si inoltrava originariamente, per oltre 250 m, all'interno della
collina. Oggi, però tale percorso
è stato interrotto e non
è più percorribile.
Problemi
statici
Dalla
ricerca di documenti, è emerso con
certezza quando tale interruzione venne effettuata. Uno di questi
documenti, intitolato "Piano
indicante il tratto dissestato della galleria di San Giovanni che si
propone di sostituire con una conduttura
tubolare", elaborato dal
Civico Ufficio delle Pubbliche Costruzioni e datato maggio 1880 (Tavola
1), propone un'interessante sezione
del cunicolo, dove è chiara la
presenza di un dissesto che ha portato alla deformazione della
struttura, con cedimento del lato "a
monte" della stessa. In pratica, la
spinta della roccia da Nord verso Sud ha portato ad un movimento del
rivestimento in pietra, con possibile collasso
dell'intera struttura proprio in
corrispondenza del tratto di cunicolo sottostante la strada che sale
subito a destra del Capofonte.
Per
risolvere tale inconveniente, si è
quindi deciso di rinunciare alla
percorribilità diretta della galleria,
installando una semplice tubazione per lo scorrimento
dell'acqua ed utilizzando un pozzo per
scendere nel tratto superiore della galleria stessa.
Tale
situazione si può osservare ancora
meglio in un altro documento, elaborato sempre dal civico Ufficio delle
Pubbliche Costruzioni nell'anno
successivo (Tavola 2), sul quale è
riprodotta la pianta del Capofonte,
della strada, del cunicolo a monte, del nuovo pozzo di accesso e la "traccia della
vecchia galleria attualmente sostituita da una conduttura
tubolare".
Dall'analisi
di questi documenti emerge chiaramente come, in presenza di un preciso
fenomeno franoso della roccia - che comportava una forte spinta sulle
strutture di rivestimento della galleria - si sia intervenuti
rinforzando un tratto della stessa galleria con una nuova volta in
calcestruzzo e riempendo completamente un altro tratto con materiali
vari, al fine di dare sostegno ai cedimenti del cunicolo. Il passaggio
dell'acqua veniva comunque garantito
dal posizionamento di una tubazione in ghisa.
Situazione attuale
Nell'anno
1986, quando venne eseguita la prima documentazione del vano ipogeo
(Tavola 4), sono state notate immediatamente le numerose lesioni
presenti nella parte interna del sotterraneo. Tali lesioni
interessavano sia la galleria di captazione che si dirige in direzione
Nord-Est, sia la parte terminale del vano principale contenente le
vasche.
La
galleria presentava il vistoso cedimento della struttura realizzata in
calcestruzzo, con larghe fessurazioni e lo spostamento di parte della
parere a monte (sinistra) che si è
avvicinata a quella di destra di circa 20 cm. Tale situazione si
può osservare chiaramente
all'altezza del pavimento, dove la
canaletta centrale in cui scorre
l'acqua (larga appunto una ventina di
centimetri) è in alcuni tratti quasi
completamente ostruita dalla parte sommitale (piano orizzontale) del
marciapiede di sinistra, traslato assieme ad una porzione della parete.
Ampie
fratture si possono osservare in tutto lo sviluppo della galleria.
Anche
la parte terminale del vano principale
è interessato da fessurazioni, sia
sulla parere di fondo che sulla struttura perimetrale delle vasche, in
corrispondenza del raccordo di
quest'ultime con la canaletta
proveniente dalla galleria.
Nel
corso di recenti sopralluoghi si è
cercato di verificare se tali fenomeni di cedimento avessero
recentemente avuto dei progressi visibili, oppure si trovassero in una
fase di stasi.
Tale
verifica, per ottenere dei risultati oggettivi, dovrebbe essere
eseguita in modo strumentale, comparando i dati attuali con quelli
raccolti nel corso degli ultimi anni. Tali dati tecnici non esistono,
per cui è stato possibile fare
solamente alcune osservazioni visive.
Nella
galleria sono chiaramente identificabili le fratture a suo tempo
già osservate ed
è estremamente difficile affermare se
il fenomeno è aumentato o se si
è stabilizzato.
Più
preoccupante pare la situazione nella parete di fondo del vano
principale, dove alcune fratture sembrano peggiorate rispetto alle
precedenti osservazioni.
Considerazioni
Il
Capofonte Teresiano
è sicuramente
un'opera storica che merita la massima
considerazione ed attenzione, in un ottica di studio, valorizzazione e
protezione.
E'
innegabile che i lavori recentemente eseguiti hanno reso
più fruibile il manufatto, aumentando
di fatto la sua
visibilità nei confronti degli
interessati o dei semplici curiosi.
Lìiniziativa
che ha proibito il traffico lungo la soprastante via del Capofonte ha
poi portato un contributo positivo per quanto riguarda i cedimenti
strutturali presenti nella parte interna del manufatto storico.
La
situazione è quindi abbastanza
tranquilizzante per quanto riguarda la fase attuale. Sembra
però che tale situazione possa mutare
radicalmente in relazione al prossimo avvio di ingenti lavori di
ristrutturazione del complesso edilizio posto alla
sommità della via del Capofonte (Borgo
San Pelagio).
Con
l'inizio di questi lavori
è inevitabile un massiccio traffico di
mezzi pesanti e tale eventualità
riproporrebbe la possibilità di
concreti danni alle strutture sotterranee. Il punto in questione
(incrocio fra via alle Cave e via del Capofonte)
è
un'area storicamente instabile e
ciò viene dimostrato dalle modifiche
eseguite già nel corso del 1881 e dai
cedimenti comunque verificatisi successivamente.
E' auspicabile quindi che, se i lavori
previsti venissero avviati, si proceda ad attivare ogni possibile
iniziativa destinata a scongiurare danni al Capofonte
ed alle sue gallerie sotterranee.
E'
ipotizzabile l'avvio di un serio
monitoraggio delle fratture, con
l'installazione di vetrini ed appositi
punti di misurazione, per verificare immediatamente eventuali movimenti
delle strutture ipogee.
Allo
stesso tempo sarebbe utile poter disporre di una relazione geologica e
geotecnica della zona, che evidenzi la tipologia del terreno, le
caratteristiche e l'orientamento degli
strati di roccia ed ogni ulteriore elemento utile a capire le
caratteristiche del sottuosolo.
In
presenza di accertati nuovi cedimenti,
risulterà ovviamente necessario
avviare opportuni interventi
per stabilizzare l'opera sotterranea e
permettere il transito di mezzi pesanti sulla strada soprastante senza
caricare le strutture ipogee sottostanti.
La
società Adriatica di Speleologia, da
anni attivata
con la sua Sezione di Speleologia Urbana nella documentazione delle
opere ipogee presenti nel sottosuolo della
città
di Trieste, auspica che tutti i soggetti interessati
(Autorità, Enti, Associazioni) partecipino concretamente
all'attività
di controllo
dello stato in cui verrà a trovarsi
prossimamente
il Capofonte e, nella spiacevole
eventualità che vengano rilevate le
prime avvisaglie di cedimenti ed il peggioramento della situazione
statica già parzialmente compromessa,
vi sia una concreta azione comune che porti
all'attuazione di ogni intervento
utile a salvaguardare il Capofonte
Teresiano.
Per
la Sezione di Speleologia Urbana della
Società Adriatica di Speleologia
Paolo Guglia

Documento del 1880, elaborato
dal Civico Ufficio delle Pubbliche Costruzioni, riportante la prima testimonianza del dissesto
presente nella galleria superiore del Capofonte.
Documento del 1881, elaborato
dal Civico Ufficio delle Pubbliche Costruzioni, con la modifica al
tracciato della galleria.
Documento privo di data che
descrive il Capofonte Teresiano.
Rilievo del Capofonte
Teresiano redatto dalla Sezione di Speleologia Urbana della
Società Adriatica di Speleologia
nell'anno 1986.
Pianta
delle galleria d'acqua di San Giovanni.
SEQUENZA FOTOGRAFICA DEI DANNI PROVOCATI AL CAPOFONTE TERESIANO
E ALLAGAMENTO ALLE GALLERIE SUPERIORI - CLICCA
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