ASSEGNAZIONE DEL PREMIO "L'AMICO FEDELE" ALL'ASSOCIAZIONE IL CAPOFONTE

Sabato 5 ottobre 2013 presso il rifugio Astad di Villa Opicina, durante la manifestazione organizzata per la "Benedizione degli Animali" da Assopuntoniente e Astad è stato consegnato il premio "Amico Fedele" all'associazione Il Capofonte.



RANDI EL CAN DE TRIESTE FINALMENTE HA TROVATO CASA !!!

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato e in particolare Fabio e Dina, la sua nuova famiglia.



ARTURO 3° ALLA STRATRIESTE

Sono stato adottato al canile di via Orsera nel 2010 e come nelle piu' belle favole la vita puo' anche cambiare in bene.
Auguri a tutti i 4 zampe che aspettano ancora che questo succeda............!!!!!!!



QUANDO MI RICORDO DI PETTINARMI

Quando mi ricordo di pettinarmi, allo specchio vedo diverse paia d’occhi e mi rendo conto di essere fortunata!
Gli occhi che vedo per primi sono perfettamente rotondi hanno il colore del bosco tagliato dal nero sicuro della notte, questi occhi svelti nel seguire i miei movimenti sono attenti come quelli di un’aquila,ma in realtà sono quelli di Rubens, un elegantissimo ed orgoglioso felino.
Stando attenta in fondo nello specchio vedo gli occhi di Marta e Gedeone gli altri due micioni anzi “coscienze”,che hanno gli occhi del colore del sole e mi sembra che mi dicano siamo e saremo sempre qui, stai tranquilla. Così chiudo i miei e mi ricordo che in soggiorno ci sono due piccolissime perle nere furbette e decise, quelle di Narciso un criceto, estremamente permaloso!
Guardando il riflesso, affianco ai miei occhi vedo un’altra anima che però è divisa fra il presente ed il passato che a differenza dell’uomo non dimentica anche se è grato per il tranquillo presente. Lui è Ettore il mio cane o io sono la sua bambina non l’ho ancora capito, ma è secondario.
L’ho chiamato Ettore, perché come i cavalieri antichi ha servito con lealtà per dieci anni, ma il padrone da sempre non è grato, ma Ettore si rialza è cerca, cerca è trova quegli occhi che lo sanno apprezzare per il fulvo meticcio che è.

Irene Dussi



IL MIRACOLO DEL CAGNOLINO DAL CIUFFO BIONDO

Erano le tre del mattino quando Egone Deschmann, facoltoso commerciante di caffè di Trieste, uscì dall'albergo Excelsior dopo aver trascorso in lieta compagnia una piacevolissima serata. Salutati gli amici, si diresse verso la lussuosa auto di grossa cilindrata dove all'interno il suo fidatissimo autista l'attendeva da ore, la notte era stupenda, il clima mite. Egone decise di fare una passeggiata e di recarsi a casa a piedi. Liquidò con poche parole il fedele dipendente e sparì nel buio. Egone Deschmann era un bell'uomo, molto corteggiato dalle donne, molto invidiato dagli uomini, considerato lo scapolo d'oro della città. Non si faceva mancare nulla, si circondava di belle e giovani ragazze, acquistava per se stesso tutte le cose più costose, ma era un uomo estremamente egoista e assai poco generoso con il prossimo. Quella sera il cielo era stellato, la luna piena si specchiava sul lungomare triestino, Egone pur essendo così ricco e importante era un uomo fondamentalmente solo, camminava lentamente immerso nei propri pensieri, rimuginando sugli affari che lo avrebbero impegnato il giorno dopo. Si diresse verso la zona S.Andrea dove era ubicata la sua ricca dimora, ma quella notte l'attendeva qualcosa di inspiegabile...
Egone non aveva sonno, i suoi passi riecheggiavano nel silenzio della via, la luna rischiarava il suo percorso, si trovava in una zona residenziale, la strada era immersa nel verde. A un tratto si sentì tirare il pantalone, abbassò lo sguardo e con stupore vide un cagnolino fulvo con un ciuffo biondo sulla testa. Infastidito, cercò di liberarsi dell'animale, "Raus" gridò, il cagnolino impaurito lasciò il pantalone ma guardando l'uomo con occhi imploranti cominciò a mugolare e a correre per una decina di metri, poi ritornò verso l'uomo facendogli capire che voleva avvisarlo di qualcosa. Egone seguì la bestiola e fra i cespugli poco distanti notò una cesta di vimini con una coperta finemente ricamata, all'interno c'era un bimbo appena nato.
L'uomo così austero e importante, infallibile negli affari, fu preso dal panico. Il volto del bimbo era illuminato dal chiarore della luna, il cagnolino continuava a guaire, Egone non sapeva cosa fare, voleva stringerlo a sè ma aveva paura! Paura, che sentimento strano, non l'aveva mai provato in vita sua, aveva paura di una creatura così piccola, così indifesa, aveva paura di se stesso, paura di sbagliare... Dopo i primi istanti di sgomento Egone riprese in mano il controllo della situazione, chiamò l'ospedale chiedendo l'intervento di un medico e dell'ambulanza. Furono minuti lunghissimi, Egone non aveva nemmeno avuto il coraggio di prendere in braccio il piccolo. Quando arrivò il medico, era lì impacciato accanto al cesto con all'interno il bimbo in lacrime. La dottoressa Anna, una stupenda ragazza mora dagli occhi verdi fuardò l'uomo, un po' infastidita per l'atteggiamento distaccato che egli aveva nei confronti del bambino, prese subito in braccio quel piccolo fardello, si aprì la camicia e se lo infilò sul seno, entrò nell'ambulanza e invitò Egone a seguirlo sino all'ospedale infantile per l'espletamento delle pratiche necessarie.
Egone si vergognò di se stesso, come aveva potuto sottovalutare il fatto che il bambino aveva bisogno del calore umano?
Il cagnolino lo aveva chiamato per aiutare quella creatura e lui aveva perso tempo pensando a che cosa doveva fare; annuì con la testa e seguì con lo sguardo l'ambulanza mentre si allontanava, chiamò il suo autista e solo allora si rese conto che il cagnolino dal ciuffo biondo non c'era più! Lo cercò invano, lo chiamò, ma la bestiola artefice del miracolo non si fece trovare. Arrivato all'ospedale chiese del medico di turno il quale gli disse che il neonato era in realtà una bambina e che le condizioni fisiche erano buone. Dopo pochi istanti arrivò la dottoressa Anna con la piccola avvolta in un asciugamano. Si diresse verso Egone e la mise in braccio a colui che l'aveva trovata. Gli occhi dell'uomo brillarono di gioia e con un filo di voce, quasi avesse il timore che qualcuno potesse ascoltare le sue parole, chiese se era possibile portare a casa con sè la bimba. La dottoressa Anna gli disse gentilmente che bisognava seguire un protocollo per l'adozione e che comunque sarebbe stato il caso di avvisare anche la moglie. Egone sorpreso replicò dicendo di non essere sposato... "Sono un uomo ricco, non le farò mancare nulla e poi l'ho trovata io, è mia di diritto!" Le sue parole riecheggiarono nei corridoi dell'ospedale, si rese conto soltanto allora degli sguardi indiscreti che aveva attirato con la sua reazione, ma era deciso ad andare fino in fondo, voleva fare della sfortunata bambina abbandonata una piccola principessa. Con voce sommessa continuò dicendo che avrebbe cercato di risolvere gli eventuali problemi che si sarebbero presentati, al fine di poterla adottare.
Uscì dall'ospedale visibilmente scosso, era la prima volta in vita sua che desiderava una cosa e non poteva averla, si diresse in ufficio senza passare per casa, ormai era giunta l'alba. Tolti gli abiti della sera, fece una doccia, si rivestì con abiti nuovi, fece colazione, ripensò al cagnolino dal ciuffo biondo, lo voleva con sé! Attese l'arrivo della segretaria, la chiamò e le disse con voce austera: "Signorina chiami il giornale, faccia due inserzioni a pagamento, è una cosa urgente... Primo: "Offro centomila Euro a chi mi porterà un cagnolino color fulvo con un ciuffo biondo sulla testa. Inutile presentarsi con uno simile perchè lo riconoscerei tra milioni di cani". Secondo: "Cerco giovane donna possibilmente con figli, scopo matrimonio, disposta ad adottare una neonata trovata abbandonata in un parco della città. Offro, se corrisposto, tanto amore e tanta felicità e soprattutto tanta agiatezza per i figli attuali e per quelli che dovessero venire, sempre che si stabilisca un vero rapporto d'amore. Prego l'eventuale interessata di scrivermi, allegando le fotografie dei figli."
Fra le tantissime lettere, una lo colpì molto. Diceva: "Sono una ventiseienne con due figli, vedova di un vigile del fuoco morto adempiendo al suo dovere tre anni fa."
La reazione di Egone fu immediata, incaricò la segretaria di chiamare al telefono la giovane donna e di passargliela. Le disse che avrebbe avuto il piacere di conoscerla, naturalmente assieme ai figli, e le fissò un appuntamento per il giorno dopo al ristorante più in voga della città. Poco dopo l'interessata lo chiamò e gli chiese di spostare l'incontro in un locale meno signorile, poiché non aveva un abito adatto. La risposta fu immediata, le disse di non preoccuparsi perché alle undici del giorno stabilito l'avrebbe mandata a prendere, assieme ai figli, dal suo autista che l'avrebbe accompagnata in un negozio dove avrebbe potuto scegliere gli abiti per lei e per i suoi bambini; era un piccolo omaggio per dimostrare la sua sincerità.
E' difficile immaginare cosa provò Maristella, così si chiamava la giovane prescelta, quando vide arrivare l'autista sotto casa. Egone intanto, emozionato, attendeva la donna con impazienza. Fu un incontro davvero speciale: entrambi si sentirono pervasi da un sentimento dolcissimo. La giovane era molto bella ed Egone pensò che le sarebbe piaciuta anche con gli abiti dimessi, tanto era la sua semplicità e la sua purezza d'animo. Iniziarono subito le pratiche per il matrimonio. Egone riuscì a conquistarsi la simpatia di Peter e Sara, i due figli di Maristella, mentre lei provò subito amore materno per la piccola Tainà, questo era infatti il nome che Egone aveva scelto per la bambina. Tutto filava per il meglio, ma Egone era amareggiato dal fatto che non riusciva a trovare il piccolo cagnolino dal ciuffo biondo che l'aveva portato in un mondo nuovo: quello della generosità e dell'altruismo. I due futuri sposi decisero di fare un pranzo di matrimonio con pochi invitati, solamente i parenti e alcuni amici meritevoli. Una parte del grande parco venne allestita per la cerimonia con addobbi di rose rosse, il fiore che esprime fortemente il sentimento dell'amore e una grande tavolata per gli ospiti, riccamente allestita con tovaglie di pizzo e imbandita con ogni prelibatezza. Uno scultore ebbe l'incarico di eseguire una statua che rappresentasse il cagnolino dal ciuffo biondo che chiamò amichevolmente Raus in ricordo di quella notte.
Inoltre fece creare un'aiuola d'erba circondata da fiori, dove sistemò la cesta di vimini per mettere la piccola Tainà.
A cerimonia ultimata Egone baciò con visibile emozione la sposa, rese noto agli ospiti la sua intenzione di aiutare i bambini poveri del terzo mondo e disse ai presenti che sarebbe stato sempre riconoscente al cagnolino che era riuscito a trasformare la sua esistenza insulsa in una vita meravigliosa piena di bontà e altruismo, e soprattutto con i propositi di creare un mondo migliore. Si apprestò a scoprire la statua ma mentre toglieva il telo sentì un cane abbaiare. Con il cuore in gola corse verso il cancello e vide Raus che gli balzò rapidamente in braccio ma altrettanto rapidamente scappò via nel nulla. Forse avremo la possibilità di risentirci, ma per ora la storia finisce qui.

"Solo chi sa amare veramente può essere amato"
Fabio Suppancig



ADESSO ZOE STA BENE, GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE L'HANNO AIUTATA

A spasso sopra Trieste

Credo di non aver capito

Luna e Zoe

Pallina non mi scappi

Ridammi il mio panino

Sognare di volare

Sto un pò meglio

Pronti per l'allunaggio



A SAIJDA

21 agosto 2007... sono trascorse solo poche ore, ma cresce come un turbinio vertiginoso il senso di disagio, di vuoto, di angoscia, soltanto chi lo ha provato sa di cosa sto parlando !
Eppure lei era soltanto un animale, un dolcissimo animale che sapeva rallegrare le giornate, che sapeva farmi compagnia, che sapeva consolarmi nei momenti più tristi della vita. Lei non chiedeva di essere compresa, non mi tormentava con discorsi ipocriti, non aveva pregiudizi, lei era semplicemente un essere meraviglioso, bastava uno sguardo, un gesto affettuoso con la zampa e l'allegria tornava anche nelle situazioni più buie... La solitudine ora è incolmabile, i miei occhi la vedono, mi sembra di sentire i suoi latrati, le mie mani cercano disperatamente il suo pelo, sento persino il suo odore selvatico, ma Saijda non c'è, non c'è più nulla solo il ricordo disperato che lacera piano piano il mio cuore. Non credevo che sarei stata così male, non credevo che la sua agonia avrebbe distrutto in me il senso della vita...
21 agosto 2010 A TUTTI COLORO CHE NON SI RASSEGNANO E GIURANO CHE NON PRENDERANNO MAI PIU' ACCANTO A SE' UN ALTRO CANE, A COLORO CHE NON VOGLIONO PIU' DONARE L'AFFETTO PER NON TRADIRE IL RICORDO DEL LORO FEDELE AMICO, CONSIGLIO UNA VISITA NEL PIU' VICINO CANILE... SARA' UN AIUTO RECIPROCO E L'INIZIO DI UN'ALTRA MERAVIGLIOSA STORIA

LEGGI...

Quando durante un viaggio in Nord Africa, sulle montagne del Medio Atlante, ebbi la fortuna di incontrare Saijda, non stetti tanto a riflettere su che cosa avrei dovuto fare. Aveva degli occhi scuri, grandi e imploranti come una gazzella, era ferita e circondata da un numero impressionante di mosche, non potevo lasciarla lì da sola preda di chissà quale atroce destino! La presi con me e da allora divenimmo inseparabili. Per quindici anni non c'è stata una vacanza, una gita, una passeggiata senza di lei. Le ferie le programmavo assieme a mio marito in base alle esigenze che avevamo, senza tralasciare il più piccolo particolare che sarebbe stato importante per intraprendere un viaggio tranquillo e sereno. Siamo ritornati più volte assieme nel suo Paese d'origine: il Marocco, e nonostante la sua indole fosse aggressiva e selvatica ci siamo sempre divertiti un mondo e abbiamo superato le eventuali difficoltà incontrate. Saijda era parte della nostra famiglia, la sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile, alle vacanze senza di lei non ci potevo pensare, un'angoscia terribile, un senso di solitudine circondava il suo meraviglioso ricordo.

Nessuno di noi immaginava che dopo pochi mesi uno strano amico a quattro zampe ci avrebbe aiutato a lenire le ferite ancora aperte lasciate dalla sofferenza e dalla malattia che aveva portato via per sempre la nostra Saijda... Era il mese di marzo, un giorno triste e piovoso come tanti altri quando, dietro a quelle sbarre arrugginite, uno sguardo impenetrabile, un naso lungo e due snelle zampe bianche distese fuori dalla cella, colpirono la mia attenzione. Mi soffermai a guardare quegli occhi da lupo che mi fissavano intensamente, stava fermo immobile, nessun segno di amicizia! Mi allontanai in fretta, ma qualcosa nel mio cuore mi costrinse a ritornare sui miei passi, volevo rivedere quell'essere selvatico dagli occhi color dell'ambra. Arrivata davanti alla gabbia mi accostai, mi sentivo completamente vuota, ricordai gli ultimi momenti di vita di Saijda, il cane era ancora lì, si mosse lentamente nello spazio angusto, sprigionava con i suoi eleganti movimenti un'incredibile dignità. Infilai la mano fra le grate cercando il contatto, volevo accarezzarlo, volevo provare ancora una volta quella sensazione piacevole che non riuscivo a dimenticare! Amir si lasciò sfiorare delicatamente poi emettendo uno strano mugolio spinse la testa verso le mie mani facendomi capire quanto amasse la dolcezza della vita... una vita che non doveva essere sprecata lì dentro.



STORIA DI UN’ADOZIONE

LA MIA STORIA INIZIA QUI …

La prima parte (circa tre anni) della mia vita non so raccontarla e forse non voglio neanche ricordarla. Tranne per un lieto evento: quest’inverno ho avuto tre cuccioli che fortunatamente sono stati adottati abbastanza velocemente, grazie anche alla struttura dove abbiamo passato due settimane che permette ai bipedi di venirci a trovare, coccolare, portarci a fare una passeggiata e cosi’ conoscerci meglio. Lì ho lasciato tanti amici di sventura. Alcuni ho visto uscire quasi impazziti dalla gioia! altri ho visto tornare più tristi di prima …

In un giorno di fine marzo anche a me è successo proprio così; da dietro le sbarre della mia gabbia ho visto arrivare una famiglia … ci siamo guardati … mi parlavano, ma io riuscivo solo a tremare … sono tornati tante volte, finchè una sera mi hanno messo un bel “vestito” viola e ho visto le volontarie, che lì mi avevano curato con tanto amore, commuoversi. Mi hanno salutato e chiuso il cancello alle spalle. Per sempre.

Quindi sono salita su una macchina che mi ha portato nella mia nuova casa, con una cuccia tutta mia, dei giochi e cibo a volontà.

Adesso ho nuovi amici a quattro zampe e convivo con altri tre cuccioli … hanno le orecchie corte, sono senza coda e camminano su due zampe … tranne quando giocano con me! non abbaiano, ma quanto gridano quando litigano per chi mi porterà al guinzaglio o mi darà da mangiare! pazienza … perchè quando loro non ci sono, faccio lunghi sonnellini e poi amo andarli a prendere a scuola, perchè quando ci vediamo è sempre una festa!!!

Un grazie a Evelina e Grazia e all’associazione “Il Capofonte”!

Sophie



ESPERIENZA DI VOLONTARIATO IN BULGARIA (PARCO NATURALE DEL MONTE PIRIN) DEL DOTT. FEDERICO DE LAZZER, SOCIO E VOLONTARIO DELL'ASSOCIAZIONE IL CAPOFONTE

PROGETTO DI CONSERVAZIONE DI SPECIE ANTICHE DI ANIMALI DOMESTICI IN VIA DI ESTINZIONE

Si chiama Sempreviva ed è un'associazione di volontari che si propone di conservare una razza di pecore, una di cani e una di cavalli con cui hanno condiviso la vita, per secoli, le popolazioni nomadi del Sud della Bulgaria. I Karakachan, questo il nome della popolazione, erano pastori di pecore che si spostavano, con le loro greggi, d'inverno verso il Mar Nero e d'estate verso le montagne. In queste loro migrazioni erano coadiuvati da cavalli di piccola taglia usati per la soma e da cani pastore, indispensabili per governare le greggi e difenderle dal lupo e dall'orso, che abitano la zona.
Queste specie di pecore di cavalli e di cani, peculiari nella loro morfologia e nella loro indole, selezionati nel corso di secoli, stavano per estinguersi a causa della fine del nomadismo pastorale. L'associazione Semperviva, convinta del valore di questi animali, è riuscita a ricostituirne un nucleo in un paesetto di montagna, all'interno del Parco nazionale del Pirin, nella Bulgaria meridionale.
Attualmente esiste un gregge di pecore che ogni giorno va al pascolo con un pastore e ritorna al paese di sera; il latte viene lavorato per la produzione di un formaggio tipico. I cavalli, una ventina in tutto, vivono allo stato brado in alta montagna e ogni tanto vengono catturati per essere addomesticati e impiegati per la soma. I cani seguono le pecore al pascolo e la notte stanno di guardia all'ovile.
L'Associazione è aperta tutto l'anno a volontari esterni che vogliono fare un'esperienza di lavoro con questi animali all'interno della fattoria. E' quello che ho fatto io, nel giugno scorso, quando ho passato una settimana nel paesetto di Vlahi, sede di tale progetto. Il mio era un tipico lavoro di fattoria: dovevo preparare il cibo per i cani e rifocillarli, portare il fieno ai cavalli rimasti nella stalla e portarli ad abbeverare al vicino torrente, mungere le pecore e dividerle dagli agnelli quando tornavano la sera all'ovile. Fra le varie attività dovevo anche allattare col biberon un agnellino di pochi giorni rimasto orfano.
Per me è stata un'esperienza entusiasmante, in stretto contatto con questi animali, con i quali, a poco a poco sono entrato in confidenza e dei quali ho guadagnato la fiducia.

Chi volesse saperne di più può contattare l'Associazione Sempreviva (http://www.save-foundation.net/semperviva/home.htm) o il Programma Ecovolunteer (http://www.ecovolunteer.org) e seguire la voce Bulgaria- Rare Breeds.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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La casa/baita, sede del progetto con l'ovile annesso. Il paesaggio circostante è di mezza montagna con vegetazione simile a quella carsica; tra la fauna locale sono frequenti le tartarughe terrestri.

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I cani Karakachan appartengono a un'antica razza locale di cani pastore. Sono dei molossoidi, simili ai Ciarplanina: sono aggressivi con gli estranei -sia uomini che animali- ma docili e socievoli con le persone di casa. La razza è stata da poco riconosciuta ufficialmente in Bulgaria.

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Le pecore Karakachan anch'esse di antica origine (molto vicine al muflone) sono di piccola taglia, dal vello prevalentemente scuro, molto frugali e resistenti: venivano utilizzate per il latte, la lana e la carne.

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I cavalli Karakachan fanno della triade pastorale, sono di piccola taglia, molto resistenti, in grado di vivere allo stato brado in montagna. Addestrati per la soma trasportano carichi notevoli per i ripidi sentieri di montagna e hanno lo zoccolo molto duro tanto da non richiedere ferratura.



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